Putin, schiaffo all’Occidente decadente e laicista: Dio, Patria e Famiglia, entrano in costituzione

Vladimir Putin continua a farsi beffe degli “universali princìpi” dell’Occidente liberal-liberista-libertino. Dopo il liberalismo, definito obsoleto dal presidente russo, è ora la volta di un altro Moloch di questa parte di mondo: la laicità. Attacco alla laicità, benitenso, non nel senso che la Chiesa ortodossa metterà bocca negli affari di governo. Ma nel senso che le istituzioni pubbliche cessano di essere indifferenti alla dimensione religiosa. Nella  costituzione russa, per volere di Putin, entrerà infatti il riferimento alla «fede in Dio». E non finisce qui. I lacisti si vedranno ulteriormente contorcere le budella perché, nella stessa costituzione, entrerà anche il principio che il matrimonio è solo tra uomo e donna. E su questo punto, forti dell’appoggio delle elites “illuminate”, Lgbt e sinistra sono, da tempo, all’offensiva in tutto l’Occidente.
Ma non c’è dubbio che sia il riferimento alla fede in Dio l’elemento più potente. È qualcosa che rimanda a valori profondi e radicati. A processi storici avvenuti nel Dna stesso delle istituzioni occidentali e delle leggi fondamentali degli Stati. Là dove il riferimento alla religione è escluso. E vi si accenna solo come una delle varie forme di libertà. Ma non come uno dei valori costitutivi e fondanti la convivenza tra i cittadini. Nell‘Europa che rifiuta le sue origini ebraiche e cristiane arriva la notizia che istituzioni russe riscoprono invece la fede.
E ci voleva proprio un ex ufficiale del Kgb, Vladimir Putin, per costituzionalizzare la fede in Russia. In quella stessa Russia che per oltre 70 anni, dal 1917 al 1991, proclamò l’ateismo di Stato. Dalla Santa Russia al comunismo. E dal comunismo alle religione che torna nello Stato.

I princìpi costituzionali voluti da Putin, e pienamente condivisi dalla maggioranza del Parlamento e dalla maggior parte dei russi, dovrebbero far riflettere i cosiddetti politici più o meno cristiani di casa nostra.

DIO: Come auspicato dal patriarca della Chiesa Ortodossa russa, il testo letto in aula dal presidente della Camera bassa Vyacheslav Volodin prevede un esplicito riferimento alla fede cristiana del popolo russo. Se nell’inno nazionale ci possono stare le parole “la Terra Patria da Dio custodita”, aveva detto il patriarca Kirill, perché non si può dire la stessa cosa nella Costituzione? E così il nuovo testo sosterrà esplicitamente che la Russia, unita da una storia millenaria, conserva il ricordo degli antenati che “ci hanno trasmesso gli ideali e la fede in Dio”. D’altra parte, il presidente russo ha sempre fatto affidamento sulla Chiesa Ortodossa come custode dell’identità nazionale, senza mancare rispetto nei confronti delle minoranze religiose, alle quali pare che il riferimento a Dio nella Costituzione non dispiaccia affatto.

PATRIA: L’emendamento sull’etnia sottolinea il ruolo cruciale del popolo russo nel “forgiare” il Paese e definisce la lingua russa quale idioma ufficiale della federazione. Viene fatto espresso divieto di cedere parti di territorio della Federazione, con evidente riferimento alla Crimea riconquistata nel 2014 dopo che era stata assegnata all’Ucraina e alle isole Curili contese dal Giappone. Oltre a questo, qualsiasi candidato alla presidenza dovrà aver vissuto in Russia per almeno 25 anni (anziché 10 finora previsti), e i politici di alto livello non dovranno avere cittadinanza o residenza straniere.

FAMIGLIA: Il vicepresidente della Camera bassa, Pyotr Tolstoj ha dichiarato: “Per me è questo l’emendamento più importante, quello che fissa la natura uomo-donna della famiglia, e sono felice che porti la firma del presidente”. D’altra parte, Putin aveva chiarito in precedenza che, fino a quando lui sarà presidente della Federazione Russa, non verranno utilizzati i concetti “genitore 1” e “genitore 2”, e aveva ribadito la sua posizione sulla famiglia tradizionale e sul matrimonio fondato sull’unione tra un uomo e una donna.
Da non trascurare, inoltre, la piena affermazione del concetto di sovranità ribadita dal presidente russo il 15 gennaio nel suo discorso all’Assemblea Federale. Allora aveva affermato che la Costituzione della Federazione Russa dovrebbe avere la precedenza sul diritto internazionale, sottolinenado la necessità di consolidare lo status e il ruolo del Consiglio di Stato.

Per chiudere, la dichiarazione del vicepresidente della Duma Tolstoj: “L’ultimo giorno dell’adozione di emendamenti alla Costituzione e il primo giorno della Grande Quaresima, il presidente Vladimir Putin ha presentato le sue proposte alla Duma (…). Per me, la cosa più importante è la proposta di sancire nella Legge Fondamentale il concetto di matrimonio come unione di un uomo e una donna”.

Da notare la finezza cristiana di legare il giorno di presentazione degli emendamenti con quello di inizio della Quaresima. Gli uomini politici che hanno veramente Fede ci sono ancora. Ma non da noi.

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